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Il Radd Pseudo-Ġazāliano. Paternità, contenuti, traduzione
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Il Radd Pseudo-Ġazāliano. Paternità, contenuti, traduzione

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Ines Peta
Prefazione di Samir Khalil Samir
Testo arabo e traduzione italiana

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Nel 1933 Louis Massignon segnala, in un articolo pubblicato sulla «Revue des études Islamiques», un trattato inedito attribuito ad Abū Ḥāmid al-Ġazālī (m. 1111) ed intitolato al-Radd al-ǧamīl li-ilāhiyyat ‘Īsà bi-ṣarīḥ al-Inǧīl, ovvero La bella confutazione della divinità di Gesù sulla base del Vangelo. Egli aveva rinvenuto un manoscritto dell’opera alla Biblioteca di Aya Sofia ad Istanbul, facendone un’analisi contenutistica accompagnata da alcuni estratti.
Nel 1939 Robert Chidiac edita l’opera e la traduce in francese, basandosi sui tre manoscritti che sono stati rinvenuti: due nella Biblioteca di Istanbul ed uno in quella di Leiden. La traduzione è preceduta da un breve studio critico che concerne l’autenticità dell’opera, il luogo e l’epoca della sua composizione, l’analisi contenutistica. In seguito, sulla base dell’edizione di Chidiac, l’opera è stata studiata e tradotta in tedesco da Franz-Elmar Wilms (1966) e, più di recente, da Giancarlo Rizzo (2007).
Il Radd si presenta come un testo polemico volto alla confutazione della dottrina cristiana della divinità di Gesù. La sua composizione si colloca in Egitto, come mostrano diversi indizi: la citazione copta di Gv 1: 14, che l’autore riporta in trascrizione araba; i passi evangelici presenti nel testo, tratti dalla Vulgata alessandrina, in uso specialmente presso la Chiesa copta egiziana; infine, la refutazione stessa del Cristianesimo in esso presente, che s’indirizza soprattutto ai giacobiti d’Egitto e sembra mirare a loro anche quando si rivolge ai cristiani in generale.

Mp-29

Scheda tecnica

Anno di pubblicazione
2013
ISBN 13
978-88-6485-082-5
Formato
14x21
ISBN e-book
978-88-6485-083-2